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Ok, fatemi fare quello che si autocelebra. So che non si fa, ma è un irresistibile pretesto per scrivere, cosa che (purtroppo) ormai non faccio più. Sono passati quasi quattro anni da quando mi sono iscritto a Twitter. Tutto cominciò così, canzonando uno spot della 3 con la Littizzetto:
è possibile vivere senza avere un twitter? sì, ma se è gratis perché non approfittarne, no?
— Elia (@elijah85) Giugno 30, 2008
Mi iscrissi un po’ per caso, due mesi dopo aver scoperto Facebook. Il mio primo follower fu @lukefill (“perché lasciarmi a 0 follower pareva brutto”), il secondo il fu @alek188 (per ovvi motivi). In quel momento ero al primo anno di università, abitavo in un minuscolo monolocale a 30 km da Milano, barattavo ansie e frustrazioni in cambio di un traballante lavoro che mi permettesse di sopravvivere, avevo amici e amore. E da quel 30 giugno 2008 un posto in più dove poter esprimere me stesso, dove poter intrappolare piccoli frammenti della mia quotidianità condividendoli con il mondo intero. Interessava a qualcuno? Probabilmente a pochi, ma così doveva essere. Ma ciò che interessava a me non era tanto la condivisione in sé, quanto avere tra le mani uno strumento potentissimo per vincere il tempo. Twitter, così come Facebook, per me era quello: estrarre attimi dalla mia memoria e inscatolarli in un luogo sicuro, così da avere sempre a disposizione tante micce per riaccendere in me tanti ricordi. Era (ed è) il mio modo per sfuggire all’erosione del tempo. E sì, anche per sfuggire alla morte, forte del fatto che qualcosa (tanto, a dire il vero), rimarrà per sempre.
Un po’ di tempo dopo Twitter è diventato anche il mio tempio della cronaca televisiva: avevo trovato un luogo pieno di altra gente malata di televisione, che anziché disintossicarmi mi fomentava ancora di più. Tutto cominciò con X Factor 3: commentare la tv su Twitter era così divertente che c’era addirittura chi si faceva ogni settimana 30 km all’andata e 30 al ritorno solo per fare ciò, in compagnia. Lì nasceva la Twittercronaca.
Twitter è diventato anche un modo per conoscere gente nuova: ricordo con piacere i primissimi scambi di replies con @Idros e il fu @wl3f. E fatemi pure mettere in mezzo il fu @alessandro223. E se fino a quel momento era la mia vita a entrare su Twitter, da lì Twitter entrava ufficialmente nella mia vita. Cambiandola, migliorandola, sconvolgendola. Un social può sconvolgere la vita? Sì. Anzi, no. Sono comunque le persone a farlo. Il mezzo sarà anche il messaggio, caro Marshall, ma i soggetti prescindono da tutto, e chi crede nel destino è convinto che il messaggio sarebbe arrivato anche con un qualsiasi altro mezzo.
Twitter è stato anche il terreno su cui sperimentare nuovi tipi di multimedialità: radio, televisione, social media. Con Sanremo 2011 prendeva il via la Twittercronaca audio di eventi tv in grado di scaldare il web. Un esperimento divertente, leggero, senza pretese. Un qualcosa che per infiniti motivi talvolta è anche andato a scalfire i rapporti tra le persone, ma che comunque sopravvive, nonostante tutto. Un qualcosa che ha dato il La a alla realizzazione di un mio sogno.
Twitter ha anche accompagnato i vari upgrade della mia vita recente: oggi la mia vita è molto diversa rispetto a quella del mio primo cinguettio. Oggi sono laureato, vivo a Milano, ho un lavoro ancora più traballante di quello passato, che però è il coronamento di un sogno e dà senso alle mie giornate. Un lavoro che contempla, guarda caso, anche Twitter.
Ancora oggi continuo a condividere i miei piccoli frammenti di quotidianità. Interessano a qualcuno? Beh, sicuramente a qualcuno in più rispetto a quattro anni fa. E la cosa non può che farmi piacere. Non tanto le mille persone in sé, quanto il fatto che ci sia gente che pensa non valga la pena smettere di seguirmi. Sebbene io non ricambi il follow, sebbene non faccia altro che parlare di X Factor/dell’Isola/dei One Direction/dei miei innamoramenti/di banalità… (e conto presto di tornare a parlare pure dei miei Tutorial! #minaccia). E c’è un’altra cosa che mi rende molto felice: il fatto che alcuni nickname siano diventati importanti nomi reali della mia vita.
Bene, avevo iniziato a fare un po’ di ringraziamenti personali, ma mi rendo conto che l’operazione non è fattibile. Rischierei di lasciare fuori qualcuno, e non voglio sia così. Non è un caso se non ho mai fatto un #FF in vita mia.
Dunque semplicemente grazie, prima di tutto a chi dopo 4 anni non si è ancora stancato di me, e chiaramente anche a chi mi segue da meno.
E meno male che su Twitter i caratteri son solo 140.
@elijah85

